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Cos’è la CSR?

La CSR, in italiano RSI (Responsabilità Sociale d’Impresa), è entrata formalmente nell’agenda dell’Unione Europea a partire dal Consiglio Europeo di Lisbona del marzo 2000, dove è stata considerata come uno degli strumenti strategici per realizzare una società più competitiva e socialmente coesa e per modernizzare e rafforzare il modello sociale europeo.

Nel Libro Verde della Commissione Europea, edito nel 2001, la responsabilità sociale è definita come “L’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali e ambientali delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei rapporti con le parti interessate”.

La CSR va oltre il rispetto delle prescrizioni di legge e individua pratiche e comportamenti che un’impresa adotta su base volontaria, nella convinzione di ottenere dei risultati che possano arrecare benefici e vantaggi a se stessa e al contesto in cui opera. Particolare attenzione viene prestata ai rapporti con i propri portatori d’interesse (stakeholder): collaboratori, fornitori, clienti, partner, comunità e istituzioni locali.

Ciò si traduce nell’adozione di una politica aziendale che sappia conciliare gli obiettivi economici con quelli sociali e ambientali del territorio di riferimento, in un’ottica di sostenibilità futura.

CSR, dalla teoria alla pratica nel 2021

Le persone (in ottica CSR molto più che semplici “consumatori”), hanno nuove esigenze. Le aziende devono iniziare un percorso virtuoso di analisi del loro posizionamento, tanto per soddisfare i clienti quanto per intercettare le migliori risorse umane.

Il mondo globale torna a guardare le realtà locali, a mettere al centro dello sviluppo la Persona più degli oggetti, che tornano ad avere un significato più legato alla funzione. Rimettiamo al centro i Valori.

Risulta complesso affrontare in modo esaustivo questo discorso perché l’approccio e le azioni pratiche da fare cambiano molto a seconda del settore in cui si opera. Il mondo della produzione e quello dei servizi, ad esempio, divergono nelle modalità operative, però alcuni punti base sono gli stessi e da qui si può e si deve partire.

L’Italia è una delle poche nazioni al mondo ad aver creato una nuova forma societaria ad hoc, la Società Benefit, che può essere utilizzata sia per le S.p.A. ed S.r.l. che per le società di persone.

Società Benefit non vuole dire Onlus, ma società a scopo di lucro che opera mettendo al centro della propria attività il beneficio comune. Ecco, da qui si potrebbe partire: dal beneficio comune delle persone e del territorio in cui e con cui le aziende operano. Per vedere quante e quali società benefit esistono già in Italia ti consigliamo di dare un’occhiata al sito dedicato.

Occorre però prestare attenzione a non fare solo del Green Washing e del bieco marketing sui temi della CSR utilizzando parole a cui poi non corrispondano fatti concreti. Le persone oggi hanno strumenti raffinati per verificare se l’azienda in cui lavorano o di cui sono clienti si sta impegnando in un vero processo di cambiamento o se sta solo facendo finta. Inutile dirlo, premieranno e puniranno di conseguenza i comportamenti delle aziende.

Corporate social responsibility nel 2021: esigenze e opportunità

A livello complessivo, quattro sono gli elementi che spingeranno sempre più a soddisfare queste nuove esigenze.

  1. L’Homo Ecodigitale post covid-19
  2. Il cambiamento climatico
  3. Next Generation EU
  4. Green Deal Europeo

Il nuovo mondo: l’Homo Sapiens Ecodigitale

La necessità di portare molte delle nostre attività prima svolte negli uffici in un ambiente domestico (con il famoso smart work) ha fatto nascere e crescere un nuovo approccio alla realtà.

Era una strada già segnata, ma ha subito un’accelerazione impressionante nel 2020 e questo slancio ha cambiato per sempre il nostro rapporto con la tecnologia e con il lavoro.

I grandi gruppi bancari ed industriali hanno capito che possono ridurre i costi delle sedi rendendo lo smart work una prassi consolidata: 2 o 3 giorni in presenza e gli altri da casa, con uffici a rotazione. Con tutti i grandi cambiamenti che ne derivano e che toccano il nostro modo di vivere, di spostarci, di mangiare.

Dovremo trovare un nuovo equilibrio, perché siamo ancora in un momento di transizione, tra tempo e spazi dedicati al lavoro e tempo e spazi dedicati alla famiglia e al tempo libero.

Contemporaneamente è cresciuta la nostra voglia di tutelare l’ambiente, dono che riconosciamo oggi più di sempre come prezioso e limitato. Dall’unione delle esigenze tecnologiche con la voglia di vivere in un ambiente migliore è nato l’Homo Sapiens Ecodigitale.

Questo comporta l’unione delle 3P: People, Planet, Profit. Le Persone hanno capito che le condizioni del Pianeta sono gravi, che rischiamo una crisi economica peggiore di quella del Covid-19 se non mettiamo velocemente mano ad un radicale cambiamento del nostro modo di vivere e consumare le risorse che abbiamo a disposizione. Se le aziende vogliono fare Profitto lo dovranno fare tenendo conto di questa nuova realtà esplosa ancor più dopo la pandemia.

Il cambiamento climatico: due strumenti per sconfiggerlo con l’RSI

Passata l’era delle Fake-News, sta iniziando l’era della consapevolezza e dei cambiamenti legislativi. Intere filiere industriali saranno obbligate a cambiare. Si pensi, per citarne una per tutte, a quella dell’automotive: la fine dell’era dei combustibili fossili è imposta per Legge.

Un’analisi della sostenibilità ambientale, intesa come analisi strategica del proprio settore di appartenenza, dei mutamenti che verranno richiesti nei prossimi 10 anni, e l’adeguamento rapido che verrà richiesto in tutti i settori, diventa fattore critico di successo (o di insuccesso). La trasformazione sarà veloce, molto veloce. Per non rimanere indietro, questo è il momento giusto per cogliere due opportunità offerte dall’Unione Europea: Next Generation EU e il Green New Deal.

Recita il sito della Commissione Europea: “Il bilancio a lungo termine dell’UE, unito all’iniziativa NextGenerationEU, uno strumento temporaneo pensato per stimolare la ripresa, costituirà il più ingente pacchetto di misure di stimolo mai finanziato dall’UE. Per ricostruire l’Europa dopo la pandemia di COVID-19 verrà stanziato un totale di 1.800 miliardi di euro. L’obiettivo è un’Europa più ecologica, digitale e resiliente.”

Sempre il sito della Commissione Europea recita: “I cambiamenti climatici e il degrado ambientale sono una minaccia enorme per l’Europa e il mondo. Per superare queste sfide, l’Europa ha bisogno di una nuova strategia per la crescita che trasformi l’Unione in un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva in cui:

  • nel 2050 non siano più generate emissioni nette di gas a effetto serra
  • la crescita economica sia dissociata dall’uso delle risorse
  • nessuna persona e nessun luogo sia trascurato.

Il Green Deal europeo è la nostra tabella di marcia per rendere sostenibile l’economia dell’UE. Realizzeremo questo obiettivo trasformando le problematiche climatiche e le sfide ambientali in opportunità in tutti i settori politici e rendendo la transizione equa e inclusiva per tutti.”

I cambiamenti saranno inevitabili e solo le aziende che agiranno per tempo potranno sopravvivere. Tante realtà di diverse dimensioni hanno in diversi gradi e tempi iniziato percorsi virtuosi in questa direzione: tocca anche alle nostre PMI mettersi in condizione di approfittare di questa opportunità per utilizzare fondi agevolati che verranno messi a disposizione dall’Europa.

Il primo passo è quello di dotarsi di un’analisi di CSR, valutare quale impatto l’azienda potrà avere nel cambiamento in atto e quali impatti dovrà subire.

L’analisi dovrà toccare diverse aree:

  • Risorse umane: si potrebbe valutare di introdurre percorsi di formazione atti a inserire una nuova cultura del lavoro e dell’ambiente; oltre a valutare un piano di sostegno alle famiglie dei dipendenti utilizzando tutti gli strumenti già presenti nella nostra legislazione di vantaggio reciproco per azienda e lavoratore (il welfare aziendale è ancora un mondo da scoprire per le PMI).
  • Ambiente: occorre condurre un’analisi della propria filiera e della propria impronta di carbonio (tutti ne abbiamo una). Fondamentale anche predisposizione di un piano di sostenibilità coordinato con la sostenibilità degli investimenti (si programma, non si improvvisa) sia a livello economico che finanziario.
  • Gestione: oggi più che mai è necessario dotarsi di un controllo di gestione che vada in profondità nelle esigenze aziendali e consenta all’imprenditore di poter scegliere la strada da intraprendere sulla base di dati concreti e reali. Non c’è più spazio per la PMI che è tutta nella testa dell’imprenditore e vive solo delle sue intuizioni, la situazione post Covid è troppo grave per agire a spanne: occorre programmare.

Possiamo affermarlo con certezza: la leva del successo del prossimo decennio si chiama CSR, Corporate Social Responsibility. La tua azienda è pronta per adeguarsi al cambiamento e cogliere questa opportunità?